Vicoli
Forse volevi essere quel
vecchio suonatore di sax, quello con tanto fiato nonostante la lunga
età, quello che ad ogni nota era associata un'emozione, ci
s'incantava tutti ad ascoltare i tuoi suoni e tutto ciò che usciva
dal tuo pensiero.
Eri bravo a far da
sottofondo all'armonia dei pensieri e al desiderio dell'anima.
L'inizio del vicolo era il
tuo studio e da li s'infondevano note e sussulti, quelli che facevano
ardere, vicoli stretti alle cui laterali c'erano vie ancor più
strette dove in molti avevano paura a passare ma non loro dolci
teneri amanti, complice quella musica e complici i corpi che
s'infrangevano contro.
Gli orari erano i più
disparati ma loro preferivano di gran lunga l'imbrunire, forse perché
le forme si specchiavano in terra e riprendevano i loro movimenti,
eccitanti da guardare quasi loro volessero una testimonianza dei loro
gesti.
Sempre quasi un rito un
appuntamento una preparazione al desiderio, loro si stringevano con
foga, si guardavano e scrutavano quel tanto che bastava per far
sentire il contatto, lui sembrava impacciato, forse una tattica, lei
pratica dei movimenti le si avvolgeva al corpo, lo guardava e mentre
gli occhi suoi lo fissavano, con una mano era dentro i yeans e dopo
poco con la lingua dentro alla sua bocca, lui era piacevolmente
arreso mentre sentiva salirgli quel piacere misto a voglia di
trasgressione, forse desideravano entrambi passasse qualcuno e si
fermasse a guardare nascosto nell'angolo, magari frugando nelle sue
intimità per masturbarsi alla loro visione, forse quello volevano
era proprio quello, teneri complici di quel sesso in pubblico.
Il vicolo di quelli
stretti alle estremità aveva i negozietti, tra cui un forno e
sinceramente quella location era l'ideale, ogni piacere il suo
profumo ed ogni profumo il suo gesto.
Lei gonna al ginocchio
alla moda, con il voluto scordare di quell'intimo che le contornava
quelle labbra arse dal fuoco, mordevano ogni desiderio, una morsa
dell'orgasmo dove spariva dentro quella complicità eretta e il cui
desiderio volgeva sulle cosce lasciandole umide a gocce.
Camicetta azzurrina con i
bottoni che esplodevano all'attaccatura dei seni, reggiseno che aveva
indossato preventivamente sia per la consistenza di quel ben di Dio,
sia per nascondere quella veloce eccitazione che sarebbe volutamente
stata messa in primo piano, dai capezzoli eretti.
Lei quel calore del fine
primavera inizio estate dove le luci si mescolano con la temperatura
e quel suo parlare sottovoce all'orecchio di lui, l'uomo stava
letteralmente esplodendo mentre lei impiastricciata dei suoi umori di
maschio se li portava alla bocca.
Ogni mossa studiata per
rendere l'esplosione dell'orgasmo amplificata, come ce ne fosse stato
bisogno. Forse l'odore del panificio o il semplice puro odore di
sesso, creava simbiosi e impatto sui corpi bagnati, lei questo lo
aveva capito dai c/e/ni di lui e a dire il vero la eccitava al punto
che alzò delicatamente il ginocchio a premere il suo sesso teso.
Si avvinghiò a lui che
spaziava su quel corpo e si saziava di quelle essenze, non le slaccio
il reggiseno, si limitò ad alzarglielo da entrambe le parti e a far
ballonzolare fuori due tette da paura, sode e vistosamente erette
nella carne femminile, esplosione di puro delirio.
Praticamente la sua testa
era li in mezzo al piacere e la sua lingua spaziava nel desiderio di
lei, mentre abbassando la gamba prese a slacciargli la cerniera e
rimestare nei suoi boxer elettrizzati, in un attimo fu fuori e lo
percorse su tutta la sua grossezza con la mano fino a giù
all'attaccatura delle palle che stringeva con delicata armonia senza
far male, infondendo nel sangue il suo percorso accelerato.
Si chinò su di lui e
prese a giocare con la lingua, mordere delicatamente e farselo
scorrere in gola, mentre l'espressione di lui vagava nel pensiero di
esserle dentro alle cosce, lei probabilmente intuiva questo e questo
voleva, tornò in piedi e arrotolando la gamba sui suoi fianchi gli
disse “Entra senza fatica lo sai?” Lo indirizzo ed in un attimo
fu danza pura sotto le note del sax, ora in sottofondo il suono e
l'odore del pane, si sentivano solo quei piccoli gemiti che
crescevano piano piano, nel vicolo a lato passava una coppia e lei
voleva fermarsi quasi a comprendere, mentre l'uomo la strattonava
quasi invidioso di quello che loro non azzardavano a pensare, li in
mezzo a tutti poi.
Lui sentiva il delicato
entrare, spingeva fino all'estremo la sua danza, mentre lei attaccata
mordeva a tratti il suo orecchio, era una scena di pura passione, da
emozione e delirio, mentre lui le godette il suo piacere, continuò a
danzare dentro di lei fino all'impossibile, mentre lei lo guardava
negli occhi brillando di quel suo modo di dire sto godendo.
Restarono a lungo
abbracciati su quelle note e su quei profumi, ma dovevano cercare
altri luoghi altre scene ed altri intrighi, per sapere che quello era
per sempre il loro modo d'essere.
Si avviarono come perfetti
complici i “bonnie and clyde” dell'emozione, risalendo le note
del sax, passarono davanti e si fermarono, intravedendo l'artefice
dell'armonia consapevole, lui guardandoli accenno ad un sorriso di
quelli che sanno.
Racconto
Sereno notturno 29/06/2014

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